VENIAMO DA LONTANO:
Per una storia della categoria in alcune "pillole" e qualche affermazione
 

Sono passati molti anni, circa 40, da quando una serie di Sindacati Provinciali aderenti alla Figisc Confcommercio (Si.G.I.S.C. nel Lazio; S.A.G.I.S.C. in Piemonte; S.A.V.I.C. in Valle d'Aosta; A.M.G.I.S.C. nella Marsica; ecc.) decisero di lasciare la casa madre e trovare un Coordinamento fra loro che rilanciasse l'immagine di quella che ancora non era una "vera e propria" categoria (da queste realtà, per successive evoluzioni storiche, come vedremo, discende la Fe.G.I.C.A.).
Eravamo alla fine degli anni '60: anni difficili nei quali il gestore era poco più che un'appendice dell'erogatore. Gli impianti dovevano essere aperti da "non dopo le ore 6 a non prima delle ore 24": 18 ore al giorno di lavoro -senza interruzioni- per 365 giorni l'anno. Senza chiusure, senza ferie, senza riposi domenicali, senza contratti che, quando esistevano e non erano di durata mensile, erano di durata semestrale. In una parola, senza diritti.
Questa situazione trasformò i mugugni di una categoria senza diritti in una vera e propria ribellione (erano gli anni della contestazione generalizzata).
Il Coordinamento di questi Sindacati insieme alla neo-costituita Faib (questa nuova aggregazione era da Modena), iniziarono a "dare battaglia". Furono gli scioperi "selvaggi", senza preavviso, le assemblee permanenti sugli impianti, l'opera di "apostolato" svolta verso i gestori che non erano abituati a pensare come insieme, come gruppo che trasformò migliaia di "pompisti" (i gestori, allora, erano 42.000) in una categoria con una forte coscienza di se'.
NOI C'ERAVAMO OFFRENDO IL NOSTRO CONTRIBUTO ALLA CRESCITA DI UNA COSCIENZA COLLETTIVA DELLA CATEGORIA.

Queste azioni, in qualche modo "costrinsero" anche la riluttante Figisc (il cui Presidente era Roberto D'Andrea), a partecipare alle iniziative che cambiarono il volto della distribuzione dei carburanti in Italia.
Da quelle lotte che furono interrotte da una quarantina di arresti di gestori e dirigenti del neonato movimento che prese il nome di C.I.N.B. (Comitato Intersindacale Nazionale Benzinai) denunciati alla Magistratura per presunte ed inenarrabili nefandezze; -dirigenti, successivamente, tutti assolti per non aver commesso il fatto ovvero perche' avevano agito esercitando un Diritto Costituzionale- presero vita due provvedimenti destinati a scardinare il presente: il D.L. 745 del 26.10.1970 che, con successive modificazioni, divenne la Legge 1034/70 e l'avvio di un processo che avrebbe portato, nel 1973, alla creazione delle fasce CIP. Il tutto dopo che l'allora Ministro dell'Industria, onorevole Tanassi, riconobbe, una tantum, ai gestori, un aumento di 1 lira al litro (il margine medio era 4.20 L/lt).
NOI C'ERAVAMO OFFRENDO IL NOSTRO APPORTO COSTRUTTIVO ALLA DEFINZIONE DELLA "SCALA MENEGATTI" (dal nome del Segretario generale del Cip) ED ALLA LIBERAZIONE DELLA CATEGORIA DAL GIOGO DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE.

Delle fasce CIP sembra pressoche' inutile raccontare: quello che, invece, deve essere approfondito e' il provvedimento di Legge che, per la prima volta nella storia da quando i gestori erano diventati "imprenditori" (fino al 1934 erano dipendenti delle compagnie) fissava alcuni diritti: un blocco nell'attività di rilascio di nuovi impianti; una durata dei contratti minimo novennale; il diritto di sospendere l'attività per ferie per due settimane consecutive; il diritto a seguire l'impianto ove trasferito in una nuova posizione; l'assoluta gratuità della cessione delle attrezzature; il diritto dei familiari del gestore, in caso di morte o di invalidità grave, a continuare nella gestione. Una vera e propria "rivoluzione" copernicana.
Ma, dopo questi successi ubriacanti che avevano cambiato la storia della categoria, come al solito fece seguito un periodo di "riflusso": dal CINB uscirono prima la Figisc e poi la Faib che si riappropriarono del loro spazio all'interno delle rispettive Confederazioni. Inutili i tentativi di ricomposizione operati in quegli anni: ciascuno prese la sua strada ed interpretò il ruolo secondo la sua prudente visione della realtà. L'ultima cosa che, insieme, riuscimmo a costruire, fu il Decreto De Mita (allora Ministro dell'Industria) sugli orari pubblicato il 20 aprile 1974. Turnazioni, durata dell'orario di apertura, lunedì di riposo. Inimmaginabile fino a pochi mesi prima.
NOI C'ERAVAMO E CI SIAMO BATTUTI PER DEFINIRE UN PROVVEDIMENTO CHE, DOPO CIRCA TRENT'ANNI, ANCORA REGGE ALLE INGIURIE DEL TEMPO (delle compagnie petrolifere e di qualche zelante assessore comunale).

A metà degli anni settanta, ad esempio, prese avvio, con Agip, una "contrattazione" per definire un contratto che fosse corrispondente ai nuovi dettami della Legge. Da quel tavolo, dopo un'iniziale unità d'intenti, in pratica, fu emarginato il CINB che si proponeva come custode dell'ortodossia della norma (i gestori erano ancora prigionieri della vecchia normativa che, con ritardi e difficoltà -e solo dopo innumerevoli denunce del CINB- venne applicata da retisti privati e compagnie). Quel tavolo portò alla sottoscrizione di un'intesa a due più Agip. Era il 1978.
NOI C'ERAVAMO PROTESTANDO CONTRO IL TENTATIVO DI RIDURRE IL LIVELLO DI GARANZIE CHE IL CONTRATTO INTRODUCEVA E DENUNCIANDO LA DISINVOLTURA CON LA QUALE SI ERA RAGGIUNTA L'INTESA.

Nel frattempo il CINB, grazie anche ad alcuni pronunciamenti della Corte d'Appello di Torino (1977), stabilì prima un "patto" con la Cisl di Torino poi, con la Confederazione Nazionale. A Gennaio 1978 i gestori del CINB entrarono a far parte della Federenergia cioe' di quella Federazione della Cisl alla quale erano iscritti i lavoratori del petrolio, del gas e dell'acqua. Nell'autunno del 1978, si tenne il primo Congresso del "settore benzinai" della Federenergia. Anche questa, a suo modo, fu una Rivoluzione di tipo galileiano: per la prima volta un Sindacato di lavoratori dipendenti - con qualche prevedibile contrarietà - accetta di organizzare una categoria del "lavoro autonomo", per dare risposte ad un ragionamento politico più complesso e ad un'intuizione ambiziosa: organizzare il lavoro nel ciclo del petrolio in ogni sua fase. Dall'estrazione del greggio, attraverso le varie fasi, fino alla distribuzione finale del prodotto. Non fu facile, per i gestori, conquistarsi uno spazio e non fu facile per le altre due organizzazioni e per le compagnie petrolifere, accettare questa nuova realtà. La domanda più ricorrente era: "che ci fanno dei "commercianti" all'interno di un Sindacato di dipendenti?" Con ciò, essenzialmente, volendo minimizzare (o esorcizzare) l'intuizione politica che aveva reso possibile questa "anomalia". E, all'inizio, fu ostracismo. Ostracismo condito in tutte le salse (finanche riunioni ministeriali separate).
Poi arrivò l'accordo della fine del 1981 sulla "sorveglianza del prezzo amministrato del gasolio" che portò con se' il provvedimento attraverso il quale veniva istituita la "commissione interprofessionale", cioe' quella commissione paritetica che avrebbe dovuto individuare i margini dei gestori e renderli operativi per tutti attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
ED ANCHE STAVOLTA NOI C'ERAVAMO INAUGURANDO UNA STAGIONE DI "CONTRATTAZIONE" CHE HA PORTATO ALLA CATEGORIA GRANDI RISULTATI.

E, sempre nel 1981, il nucleo di quella che sarebbe diventata la Fe.G.I.C.A. si ritrovò all'interno di una Federazione ancora più ampia: la FLERiCA, risultante dall'accorpamento della Federenergia con la Federechimici, nella quale, obiettivamente, era difficile far emergere con forza i problemi dei gestori anche se, in questa fase, la categoria ottenne significativi risultati. Il primo accordo "interprofessionale" fu dell'ottobre del 1982. Quello sui cali del 1984. Ma durò poco: una compagnia petrolifera ricorse al TAR contro la modulazione delle fasce (la prima fino a 500 o a 600 mc?) che concesse la sospensiva (anche se, poi, nel merito dette ragione a noi). Dal 1985 il gestore si ritrovò daccapo a fare i conti con una realtà diversa da come l'aveva costruita e a rendersi conto della cattiva volontà delle compagnie di trovare, in sede negoziale con la rappresentanza dei gestori, un punto di equilibrio soddisfacente per la categoria.
ANCORA UNA VOLTA NOI ERAVAMO PRESENTI CERCANDO DI MANTENERE IN VITA QUELLO SPIRITO DEL CONFRONTO CHE TANTI RISULTATI AVEVA PORTATO ALLA CATEGORIA.

Per tre anni facemmo accordi solo con Agip, Texaco e Fina.
Poi dal 1988 si riavviò il tavolo con le compagnie che portò al pagamento differito, al Cipreg, al Fondo Indennizzi ed a delle profonde innovazioni contrattuali sui canoni di locazione, sugli oneri di accoglienza, sulla camera della professione, ecc. Nel 1990, dopo una serie di dure iniziative sindacali, arrivò, con il Governo Andreotti, il primo bonus fiscale.
POTEVAMO NON ESSERCI? CERTO CHE NO! E METTEMMO A PUNTO, FRA LO SCETTICISMO DIFFUSO, QUELLA INIZIATIVA CHE, ADATTATA NEL TEMPO, ANCORA OGGI CONSENTE ALLA CATEGORIA DI AVERE UN MINIMO DI TRANQUILLITA' (nonostante siano cambiate almeno cinque o sei coalizioni di Governo). Il resto è storia di questi giorni: ora i gestori sono, finalmente, una categoria che ha coscienza della sua forza, capacità di rivendicare i propri diritti senza dover nascondere, a chicchessia, la sua iscrizione al Sindacato, la sua partecipazione alla vita attiva dell'organizzazione.
E NOI CI SIAMO!

E i gestori iscritti alla Flerica, nella ricerca di una risposta alle complesse problematiche con le quali dovevano fare i conti, ottennero dalla CISL confederale la possibilità di "staccarsi" dalla Federazione del lavoro dipendente e costituire la Fe.G.I.C.A. che collocata all'interno del CLACS, nell'area del lavoro autonomo che la Cisl organizza, conquista una sua totale autonomia (pur all'interno di regole confederali). Quindi, il 4 giugno 1993 quei gestori dei Sindacati autonomi che avevano dato vita al CINB, si ritrovano, tutti, all'interno della FEGICA per tentare di dare un significato alla loro storia, al loro modo di percepire una realtà che si va rapidamente modificando

La FEGICA, compie nel 2003, 10 anni!

La consapevolezza della forza della categoria viene immediatamente percepita e, per fermare in qualche modo l'avanzata dei gestori, inizia il tentativo di demolizione della categoria: prima ci prova il capo dell'Ufficio legislativo del Ministero dell'Industria (fine 1997) che tenta di riconsegnare la categoria nelle mani dell'industria petrolifera. Ma, dopo una dura manifestazione sindacale -per la prima volta dopo almeno 5 anni portata avanti non unitariamente- fu costretto a fare retromarcia: di qui nasce il Decreto Legislativo 32/98 che riprecisa il ruolo dei gestori nel rapporto con le compagnie, istituzionalizza la Camera della Professione, stabilisce una durata minima dei contratti in sei anni più sei assumendo quella che verrà definita la "giusta causa" per il mancato rinnovo (poi ripresa dalla modifica dell'articolo 410 del cpc che sancisce il ricorso al "tentativo obbligatorio di conciliazione"), trasforma, sulla viabilità ordinaria le "concessioni" in autorizzazioni, introduce il principio dell'intervento del Ministro per la composizione delle vertenze collettive, riconferma la gratuità assoluta delle attrezzature destinate alla distribuzione carburanti e, infine, stabilisce la validità erga omnes degli accordi raggiunti con le compagnie e con le rappresentanze dei retisti. Per tutti i gestori.
E NOI SIAMO STATI AL PEZZO, CONVINTI NON SOLO DELLE BUONE RAGIONI DELLA CATEGORIA MA ANCHE DEL TENTATIVO MESSO IN ATTO DAI "POTERI FORTI" PER RIDIMENSIONARE I GESTORI E PERPETRARE UN'INGIUSTIZIA.

Ma ancora non basta: ad ottobre 1999 -dopo che si e' avviata l'istruttoria Antitrust su segnalazione di chi era insoddisfatto delle "negoziazioni dirette"- il Presidente del Consiglio, Massimo D'Alema vara il D.L. 383/99 che, praticamente, sconvolge tutto il settore, penalizzando fortemente i gestori. Dure polemiche, duri scontri dialettici, significative chiusure degli impianti ("altro che privilegi" -tuonò la Fegica "se D'Alema sapesse veramente come stanno le cose sarebbe lui a dirigere la protesta"). Anche stavolta non in maniera unitaria. Poi il tavolo con il Ministro Bersani ed il Sottosegretario Carpi che terminò con un accordo presso la Presidenza del Consiglio, sottoscritto dallo stesso D'Alema. I gestori ottengono la Legge 496/99 che, oggi, rappresenta il punto più avanzato, sul piano normativo, per la distribuzione di tutti i prodotti -eccezion fatta per la somministrazione di alimenti e bevande- diversi dai carburanti (dai quali la categoria era esclusa, se non in casi particolari) e, nel contempo, riescono a far pronunciare, a larghissima maggioranza, il Parlamento, contro l'introduzione dei contratti di commissione. I contratti di affidamento in uso gratuito potranno essere sostanziati solo da contratti di fornitura e somministrazione. Un successo.
Anche la lacuna della "somministrazione" fu colmata l'anno successivo: con il Ministro Enrico Letta ed il Sottosegretario Cesare De Piccoli raggiungemmo, dopo un lungo braccio di ferro, un accordo che consente alla categoria -nonostante resistenze delle rappresentanze delle categorie interessate a non favorire il rilascio di nuove licenze ed a tenere ingessato il settore- anche la somministrazione. E' approvata la Legge 57/01 che oltre a ciò ridefinisce che gli accordi economico-normativi devono essere sottoscritti fra le organizzazioni nazionali di categoria ed i loro Comitati di Colore, con le compagnie petrolifere (per evitare che -dopo l'Antitrust- le compagnie continuassero a giudicare impraticabile qualsiasi accordo) ed, esplicitamente, che i self service pre pay devono essere concessi a titolo gratuito.
E NOI NON ABBIAMO MAI MOLLATO LA PRESA CONVINTI CHE, ALLA FINE, IL BUON SENSO AVREBBE PREVALSO E CHE ANCHE LE DIVISIONI SI SAREBBERO RICOMPOSTE NEL SUPREMO INTERESSE DEI GESTORI.

Ma intanto l'Unione Europea aveva varato la nuova normativa per la disciplina della libertà di concorrenza.
Altra e radicale spaccatura: si arriverà fino al luglio 2002 prima di sottoscrivere il primo accordo che riapre la contrattazione e, in fase di prezzi al pubblico calanti, "difende" il margine del gestore. Alcune compagnie più retrograde, in ciò incoraggiate da atteggiamenti sindacali non sempre coerenti e lineari, hanno proceduto, nel frattempo, in splendida solitudine ignorando quanto previsto dalla Legge e dal buon senso.
E NOI CI SIAMO! PER IMPEDIRE CHE UNA DIFFUSA MIOPIA RISUCCHI INDIETRO I GESTORI IN QUEL LIMBO PERVERSO NEL QUALE LA NOSTRA CATEGORIA SAREBBE DESTINATA, PIU' CHE A VIVERE, A VEGETARE.

 

Ma, questa e' polemica e noi che veniamo da lontano, vogliamo con determinazione e speranza, guardare avanti. Non abbiamo certo bisogno di metterci nastrini o attaccarci medaglie per le campagne che abbiamo combattuto.
NOI CHE VENIAMO DA LONTANO SAPPIAMO QUANTO IL CAMMINO SIA LUNGO E DIFFICILE E LA STRADA IMPERVIA. NONOSTANTE I RISULTATI CHE ABBIAMO CONSEGUITO. IL PASSATO E' IERI. NOI DOBBIAMO GUARDARE AVANTI E COSTRUIRE IL FUTURO. RESPONSABILMENTE!

La Segreteria Nazionale
Fegica Cisl